martedì 11 novembre 2008

La stanza era quasi al buio.


La stanza era quasi al buio. Mi ci addentrai per qualche passo, cercando di aguzzare la vista. A quel punto sentii che la porta si chiudeva alle mie spalle e, quando mi voltai, la bambina era sparita. Sentii scattare il meccanismo della serratura e seppi di essere chiuso dentro. Per un minuto rimasi lì, immobile. Lentamente gli occhi si abituarono alla penombra e i contorni della stanza si materializzarono intorno a me. Le pareti erano ricoperte di tela nera dal pavimento al soffitto. Su un lato si indovinava una serie di strani aggeggi che non avevo mai visto e che non fui in grado di decidere se mi paressero sinistri o tentatori. Un ampio letto circolare giaceva sotto una testiera simile a una grande ragnatela da cui pendevano due candelieri nei quali due ceri neri ardevano sprigionando quel profumo di cera che si annida nelle cappelle e nelle camere ardenti. Accanto al letto c'era una grata dal disegno sinuoso. Rabbrividii. Quel posto era identico alla camera da letto che avevo creato nella finzione per la mia ineffabile vampira Chloè e le sue avventure nei Misteri di Barcellona . C'era puzza di bruciato. Mi preparavo a cercare di forzare la porta quando mi accorsi di non essere solo. Mi fermai, raggelato. Un profilo si disegnava dietro la grata. Due occhi brillanti mi osservavano e riuscii a distinguere le dita bianche e affusolate, con lunghe unghie smaltate di nero, che spuntavano dai fori della grata. Deglutii.

"Chloè?" mormorai.

Era lei. La mia Chloè. L'operistica e insuperabile femme fatale dei miei racconti, in carne e lingerie. Aveva la pelle più candida che avessi mai visto, e i capelli neri e lucidi tagliati ad angolo retto le incorniciavano il viso. Le labbra sembravano dipinte di sangue fresco e nere aure d'ombra le circondavano gli occhi verdi. Aveva movenze feline, come se quel corpo attillato in un corsetto rilucente come squame fosse d'acqua e avesse imparato a prendersi gioco della gravità. La gola slanciata ed interminabile era circondata da un nastro di velluto scarlatto dal quale pendeva un crocifisso rovesciato. La osservai avvicinarsi lentamente, incapace perfino di respirare, gli occhi inchiodati a quelle gambe disegnate con tratto impossibile dentro calze di seta che probabilmente costavano più di quanto io guadagnassi in un anno e sostenute da scarpe a punta annodate alle caviglie con nastri di seta. In vita mia non avevo mai visto niente di così bello, nè di così terribile.

Mi lasciai condurre da quella creatura fino al letto, dove caddi, letteralmente, di culo. La luce delle candele accarezzava il profilo del suo corpo. Il mio volto e le mie labbra rimasero all'altezza del suo ventre nudo e senza nemmeno rendermi conto di quello che stavo facendo la baciai sotto l'ombelico e le sfiorai la pelle con la guancia. A quel punto mi ero dimenticato chi ero e dove mi trovavo. Lei si inginocchiò di fronte a me e mi prese la mano destra. Languida, come un gatto, mi leccò le dita a una a una, poi mi fissò e cominciò a spogliarmi. Volevo aiutarla, ma sorrise e allontanò le mie mani.
"Shhh."
Quando ebbe finito, si accostò al mio viso e mi leccò le labbra.
"Adesso tu. Spogliami. Piano. Molto piano."
Seppi allora di essere sopravvissuto a un'infanzia malaticcia e spiacevole solo per vivere quei secondi. La spogliai lentamente, sfogliandole la pelle finchè le restarono solo il nastro di velluto intorno alla gola e quelle calze nere del cui ricordo tanti poveracci come me avrebbero potuto vivere cent'anni.

"Accarezzami"mi sussurrò all'orecchio. "Gioca con me."

Accarezzai e baciai ogni centimetro della sua pelle come se volessi memorizzarlo per tutta la vita. Chloè non aveva fretta e rispondeva al tocco delle mie mani e delle mie labbra con leggeri gemiti che mi guidavano. Poi mi fece stendere sul letto e mi ricoprì con il suo corpo finchè sentii bruciare ogni poro. Le posai le mani sulla schiena e percorsi la linea miracolosa che segnava la sua colonna vertebrale. Il suo sguardo impenetrabile osservava il mio viso da pochi centimetri di distanza. Sentii che dovevo dirle qualcosa.
"Mi chiamo..."
"Shhhh."
Prima che potessi dire qualche altra stupidaggine, Chloè appoggiò le sue labbra sulle mie e, per un'ora, mi fece scomparire dal mondo. Consapevole della mia goffaggine, ma lasciandomi credere che non la notava, Chloè anticipava ogni mio movimento e guidava le mie mani lungo il suo corpo senza fretta nè pudore. Non c'era fastidio nè assenza nei suoi occhi. Si lasciava toccare e assaporare con infinita pazienza e con una tenerezza che mi fece dimenticare com'ero giunto fin lì. Quella notte, per il breve spazio di un'ora, imparai ogni piega della sua pelle come altri imparano le preghiere o le maledizioni. Più tardi, quando quasi non mi restava più fiato, Chloè mi lasciò appoggiare la testa sui suoi seni e mi accarezzò i capelli durante un lungo silenzio, fino a quando mi addormentai tra le sue braccia con la mano tra le sue cosce.
Tratto da "Il Gioco dell'Angelo"
di Carlos Ruiz Zafòn

venerdì 7 novembre 2008

Perchè, malgrado tutto, il berlusconismo trionfa.


Se il libero voto premiasse il buon governo, Silvio Berlusconi sarebbe sconfitto. Ma lui conosce il popolo e le sue debolezze. Nella sua fulminante ascesa, Silvio ha eccelso in tutto ciò che il buon governo teme e condanna , a cominciare dal carrierismo più sfrenato e dalla concorrenza senza esclusione di colpi e senza freni. Nella sua esperienza d'imprenditore ha perseguito con successo tutto ciò che ha danneggiato la modernità capitalistica fino all'attuale crisi: un aziendalismo implacabile pronto a servire la politica più avventurista pur di ricavare vantaggi, l'uso mistificatorio della pubblicità volto a moltiplicare i consumi inutili e magari dannosi, la diffusione di una cultura di massa basata sui gusti peggiori delle masse, un uso continuo dello spettacolo e del sesso nello spettacolo per addormentare le coscienze e aprire la strada all'autoritarismo morbido, alla sera tutti davanti alla tv a guardare le belle gnocche con la bottiglietta di birra a portata di mano.
Non che Silvio abbia inventato questo tipo di modernità, diciamo la società attuale o prossima ventura dei poveri sempre più poveri di conoscenze e di potere e dei ricchi sempre più ricchi di denaro e di privilegi, non diamogli colpe o responsabilità che sono un portato dei tempi, della storia; ma, insomma, lui non si è tirato indietro, il suo contributo allo sfascio lo ha dato. E allora perchè la sua popolarità cresce, perchè lo si vede già capo dello Stato, perchè il berlusconismo è o sembra trionfante?
Il sociologo francese Pierre Musso ha scritto un saggio intitolato Il Sarkoberlusconismo, in cui spiega il successo dei due come il prodotto etremo della telesocietà, della tv e di internet. I due hanno capito tra i primi che bisognava potenziare in politica i fondamenti brutali della way of life darwiniana: i più forti e spregiudicati vincono, i perdenti vengono accomunati nel disprezzo, sono tutti comunisti, tutti sessantottini. La vittoria dei primi è nell'ordine naturale delle cose come lo è la sconfitta dei secondi, gli oppositori sono contro natura. "Questi sabotatori sono normali, secondo voi?" domandano i capi vincenti ai loro seguaci. "No", rispondono gli altri a comando. Il mondo della politica per il buon governo, della dialettica, cede il campo a quello delle antitesi radicali, dei salvatori e dei demoni, dei ricchi e dei poveri. Come uscirne? Silvio ha dato una risposta, perfetta perchè irreale, da sogno: "Sposatevi un milionario".
Giorgio Bocca.
Articolo tratto da "Il Venerdì di Repubblica".

martedì 4 novembre 2008

Fuori sta piovendo forte.


Fuori sta piovendo forte, sono sdraiata sul letto a pancia in giù e scrivo. Ho provato a chiudere un po' gli occhi per dormire, ma forse l'adrenalina è ancora a livelli troppo alti per riuscire a riposare. Oppure, forse, sono troppi i pensieri che mi frullano per la testa. Inutile dire che sono al settimo cielo, che mi sento sollevata e, finalmente, più tranquilla..ma c'è di più, c'è una sensazione strana che mi accompagna da stamattina, da quando sono entrata in stazione e mi sono messa ad aspettare il treno. Ho iniziato a ricordare, a rivivere certi momenti passati ma tanto simili ai gesti di oggi..

..guardare fuori dal finestrino il paesaggio che scorre, sempre lo stesso, con i soliti campi appiattiti dalla nebbia..

..sentire il cellulare che vibra e sapere che è il messaggino di mamma con i tre in bocca al lupo che mi fa da quando andavo alle medie, nel giorno di un'interrogazione o di un compito in classe..

..camminare svelta sotto i portici di Via Indipendenza e di Via Irnerio e poi girare in una delle viuzze traverse (non una qualsiasi, per scaramanzia prendo sempre la stessa)..

..ritrovarmi nel cuore della zona universitaria, pensare a quanto è antica e allo stesso tempo troppo sporca e moderna..

..amarla e odiarla, come tante cose nella vita.. pensare a Imola e avere già voglia di tornare indietro..

Ma oggi ho finito gli esami e tutto questo mi è sembrato, se non completamente, comunque abbastanza diverso. Oggi ho messo un punto ad una frase iniziata 4 anni fa e credo che, allora, non avrei mai creduto di poter arrivare a questo momento con la grinta che adesso sento dentro. Quattro anni fa ero spenta e apatica, dicevo in giro di essere felice ma solo io sapevo come stavo davvero. Andare a lezione mi piaceva, ma credo che l'interesse per le materie c'entrasse fino ad un certo punto. Prendere il treno e stare lontana dalla vita di sempre, mangiare solo 2 mele nell'arco di una giornata, tornare a casa e sentirmi stanca da morire e debole ancora di più. Questa, per quasi 2 anni, è stata per me l'università. Poi pian piano sono cambiate tante cose, sono cambiata molto anch'io, suppongo. E' stato difficile, è stato faticosissimo (altro che le mie corse!) rialzare la testa e guardare avanti, in una qualche direzione. Non sono mai stata sola, ma mi ci sono sentita sempre. E adesso, davvero, non so cosa darei per tornare indietro e riaggiustare tutto.. per prendere me stessa e darmi da sola un bello scrollone, auto-impormi di aprire gli occhi e, soprattutto, insegnarmi ad accettarmi per quella che sono.

Ma poi penso che ormai è andata così, che mi dispiacerà sempre per quel lungo e sonnecchiante letargo, per le amicizie trascurate e le cose non dette, per gli esami rimandati e il guscio dietro il quale mi sono letteralmente trincerata. E penso che forse c'è davvero un sentiero che ciascuno di noi deve percorrere per arrivare in cima alla montagna e trovare un caldo ed accogliente rifugio. La salita non si fa senza sudare e a volte ci si ritrova a scivolare, perdendo terreno. Alla fine però il panorama lascia senza fiato e non si sente più niente, nè caldo, nè freddo, nè dolori muscolari, nè affanno. Solo gioia. E allora va benissimo così, perchè se quello che c'è stato, di tremendamente brutto e poi di tremendamente bello, da 4 anni a questa parte, doveva condurmi passo passo fin qui, io me lo prendo e me lo abbraccio tutto.

Oggi ho messo un punto ad una frase iniziata 4 anni fa. E' ora di girare pagina. C'è ancora un intero quaderno da scrivere.

venerdì 10 ottobre 2008

8 Ottobre 2008.

Caro Manu,
ci sono tante, troppe cose che vorrei dirti per ricordare al meglio questo giorno stupendo ed importantissimo. Poi però ci rifletto un attimo e penso che non c'è assolutamente bisogno di grandi giri di parole, perchè l'8 ottobre 2008 rimarrà comunque nel tuo cuore come ricordo indelebile. Lasciami allora aggiungere solo qualche mia piccola sensazione, soltanto qualche mia timida emozione. Lascia allora che ti dica quanto fiera ed orgogliosa sono di te, ragazzo semplice dall'anima bellissima che, lottando contro tanti ostacoli grandi e piccoli, ha infine tagliato il traguardo a testa alta. Lascia poi che ti ringrazi, per avermi voluto al tuo fianco in questi due anni meravigliosi, per avermi permesso di tenerti la mano nei momenti belli come in quelli più difficili. Lasciami suggerirti di avere più fiducia in te stesso, perchè davvero, non sai quante persone ci sono che ti vogliono bene e che credono in te; non abbandonare mai quell'aria timida e dolce che ti contraddistingue e che io adoro, ma ricordati anche che la vita, nella sua innegabile bellezza, è spesso ancora più dura per chi, come te, è di una bontà disarmante. Lasciati dire di essere forte e sappi che, per esserlo ancora di più, potrai sempre contare sul mio amore per te.

Lascia che ti sussurri: "Ti amo tato e...
... buona fortuna, ingegnere!"

Tua
Spippy.


sabato 4 ottobre 2008

A muso dritto.

Le persone, anche quelle più vicine, sono capaci di ferirti senza accorgersene nemmeno. Usano le parole come fossero fazzoletti da naso. Le prendono, le usano e le gettano via. E tu, esserino misero perchè ultra-sensibile, non riesci a non rimuginarci sopra, ad infilare la mano nel cestino e a recuperarle. Poi le guardi, le giri e le ri-giri tra le dita. E infine ti chiedi perchè. Ti domandi come possa essere così complicato capire che non tutti hanno quella stessa ironia, che non tutti sono altrettanto forti, altrettanto razionali. Ti rendi persino conto che tanti anni vissuti gomito a gomito forse non sono bastati, forse non basteranno mai. Capisci che dovresti smetterla di farti ancora paranoie, che davvero nessuno ne può più, forse tu per prima. Non ti sopporti, ancora e ancora, per questo tuo andare sempre oltre rimanendo nascosta, scrutando le persone prima di lasciarti avvicinare e rilassarti un pò. Ma ti guardi anche dentro e ripensi ai colori della montagna e a quelli del bellissimo autunno che stai vivendo. Complicato e indaffarato, ma bellissimo. Perchè hai ritrovato la tua forza, quella che avevi perso per la strada alla tenera età di 17 anni e sai che adesso niente vale più di questo.
Adesso basta, devi continuare a guardare avanti. A muso dritto.

martedì 30 settembre 2008

Ora so chi è Giuseppe Penone.

LOCATION: Dipartimento delle Arti Visive di Bologna.
GIORNO E ORA: Lunedì 29 settembre, 10.15 del mattino circa.
PROTAGONISTE: Esaminanda impanicata, Spippy, Assistente dai capelli rossi, Assistente dai capelli biondi, Altra esaminanda non meglio identificata.
CIRCOSTANZA: In attesa di essere chiamate dall'assistente.

Esaminanda impanicata: Cavolo, oggi la prof mi era sembrata girata particolarmente bene.. regalava 30 a tutt'andare, perchè diamine mi ha mandato dall'assistente?? Io ho l'esame da 10 crediti, non da 5, dovevo darlo con la prof..
Spippy: Anch'io sono nella tua stessa identica situazione, ma sono davvero così terribili queste assistenti?
Esaminanda impanicata: Quella dai capelli rossi sì, è particolarmente esigente. Mi hanno riferito certe cose sul suo conto...
Altra esaminanda non meglio identificata: Ossignore, cosa??
Esaminanda impanicata: So di gente che con lei lì l'esame ha dovuto ripeterlo anche 2 o 3 volte. E' molto giovane, è vero, e all'apparenza sembra anche tranquilla e alla mano, ma poi quando ti ci ritrovi di fronte capisci che pretende, pretende molto...
Spippy: Anch'io ho sentito dire che tra gli assistenti è quella un po' più esigente, ma non penso sia del tutto inaffrontabile.
Esaminanda impanicata: Guarda, io per sicurezza mi sono informata: so quali sono le domande che fa più di frequente, me le sono proprio segnate per bene e mi sono preparata anche le risposte.
Altra esaminanda non meglio identificata: Eh no eh, così mi metti nel panico assoluto!!
Spippy: No infatti, non facciamo del terrorismo gratuito.. io so di gente che questo esame l'ha passato avendo studiato a mala pena 10 giorni..
Esaminanda impanicata: Volete che ve le dica? Allora, quasi sempre chiede i 5 punti del manifesto Simbolista, poi il romanticismo storico, la scultura di Rodin, il futurismo.. eh sì, del futurismo sia la prof che gli assistenti vanno particolarmente fieri, vogliono saperlo alla perfezione.. E anche De Chirico e la metafisica è un argomento quotato, per questa rossa qua..
Spippy: Beh, mi sembrano domande del tutto normali, voglio dire, sono tutte inerenti ai testi che abbiamo studiato e mi sembrano pure abbastanza semplici.
Altra esaminanda non meglio identificata: Ossignore, l'assistente dai capelli rossi ha finito..tocca a me! (esce di scena)
Esaminada impanicata: Ah, dimenticavo!! La rossa va matta per l'arte povera.. presente?
Spippy (con faccia a punto interrogativo): Arte povera hai detto?
Esaminanda impanicata: Sì dai, uno degli ultimi capitoletti del libro del Barilli.. me lo sono studiato a memoria, me lo sono studiato!
Neurona di Spippy: Tu no, brava scema... e adesso??
Spippy: Ecco, allora non è che mi diresti 2 cosette in croce, tanto per ripassare un attimino?
Esaminanda impanicata: Ma sì dai, è poi facile.. dunque.. il massimo rappresentante italiano è Mario Merz.. l'arte povera si serve di materiali poveri... sostituisce i neon fluorescenti con ritrovati tecnologici...

Assistente bionda: La prossima!!!
Esaminanda impanicata (con gli occhi che le brillano di gioia): Tocca a me, corroooo!!!

Assistente rossa: La prossima!!!
Spippy e neurona (fra loro e loro) : &(8204$%aonèfw$'23nd9'w9euihbr'qoo9/t525&%£w5t !!! (serie di bestemmie)

Assistente rossa: Allora signorina, mi parli del romanticismo storico, mi differenzi il movimento italiano da quello francese e faccia tutte le considerazioni del caso.
Spippy: Il romanticismo storico bla bla bla bla bla, solo che in Italia, a causa del giogo austriaco, bla bla bla bla bla, mentre in Francia Delacroix e Gericault bla bla bla bla bla...
Assistente rossa: Molto bene. Passiamo a Courbet e al realismo.
Spippy: Con il realismo per la prima volta le classi sociali inferiori vengono rappresentate nelle loro reali condizioni di vita, bla bla bla bla.. pensiamo per esempio agli Spaccapietre di Courbet bla bla bla bla ...
Assistente rossa: Perfetto. E se dovesse farmi un paragone con i "realisti" italiani? Quali i punti di contatto e quali le differenze?
Spippy: Bla bla bla bla bla.. solo che i Macchiaioli toscani si servono del formato lungo e stretto, laddove Courbet fa scandalo proprio per la monumentalità delle sue tele bla bla bla bla bla...
Assistente rossa: Bene bene. Direi che siamo a posto. Anzi no, dimenticavo.. almeno una domanda sul '900 gliela devo fare.
Neurona di Spippy: 3'+1'5itjiqènènf jwnu4%8y6w3y329u0ub2ì4958(623270dbhyerhiòs!!!! (seconda serie di bestemmie)
Assistente rossa: Guardi, gliene faccio una secca, tanto ho visto che ha studiato. Facciamo un salto temporale enorme, veniamo proprio alle ultimissime tendenze, che tra l'altro sono anche le mie preferite.
Neurona di Spippy: 20i352'J/n%'23i2')iwì230'qmdòs,fro49i5I)U=3oi2'ì3o0?!!!! (terza serie di bestemmie)
Assistente rossa: Se io le parlo di Giuseppe Penone....
Spippy: ???
Assistente rossa: .... e le faccio pure vedere 2 delle sue opere...



Assistente rossa: Che spettacolo, vero?
Spippy: 0_o ....
Neurona: Bleeeeeeeeeeaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhh !!!
Assistente rossa: Ecco, mi dica.. cosa le viene in mente?
Neurona: S.O.S
Assistente rossa: Su su, è facile..questa è l'arte.......
Spippy: ...povera?! Ah beh sì, certo.. è evidente, materiali poveri.. è che pensavo a Mario Merz ma certo certo, queste sono indubbiamente opere di Penone!
Assistente rossa: Esatto, bravissima!!!!!
Neurona: Fiuuuuuuu...
Spippy: ... ... ... ...
Assistente rossa: Ho capito, lei è più ottocentista..
Spippy: Eeeeeeeh già!!

venerdì 26 settembre 2008

Essere artisti è un gioco da ragazzi.

Sono la prima a credere che tanto spesso i bravissimi artisti di casa nostra siano stati ingiustamente penalizzati da un confronto fuori luogo con i cari cugini francesi. Che poi, anche se non fossi stata la prima a crederlo, lo sarei diventata per forza, visto che da un mese a questa parte i libri in cui sto sbattendo la testa non fanno altro che ripetere come i nostri Macchiaioli toscani non abbiano nulla da invidiare agli Impressionisti e come i nostri Futuristi siano arrivati per conto loro a certe grandi soluzioni, senza bisogno di guardare alla coppia Picasso&Braque. Ho scoperto tante cosuccie nuove ed interessanti, ho persino imparato a guardare con occhio diverso certe opere di Boccioni che fino a ieri avevano su di me un effetto lassativo istantaneo. Ho conosciuto pittori che manco sapevo avessero messo piede sul pianeta terra, i vari Fattori, Lega, Signorini, Cecioni.. che poracci, quando ho sentito parlare di "macchia" per la prima volta, li reputavo delle povere macchiette incomprese, ignorate ed emarginate dalle grandi vicende artistiche.
Sì, sì.. nonostante l'agonia assurda (a causa del gergo incomprensibile di taluni testi) di questi 30 giorni di studio non stop e nonostante la quasi certezza che lunedì non mi ricorderò una benemerita virgola delle mille pagine su cui ho versato litri di sudore (e quintali di bestemmie), devo ammettere che la storia dell'arte è proprio bella e che mi è dispiaciuto un sacco non avere avuto fin dalle medie professori in grado di avermela fatta apprezzare.
Ma che io debba causare la definitiva morte della mia unica neurona su opere come questa, beh, scusate ma mi rifiuto categoricamente. Che sono buona anch'io di prendere due pezzi di metallo e far saltare fuori un obrobrio del genere...

venerdì 19 settembre 2008

A & P.


Amore e Psiche. Chissà, magari all'esame sarà questa l'opera d'arte che la prof mi metterà davanti al naso, aspettandosi che sappia dirne vita, morte e miracoli. Nel qual caso, già mi ci vedo, potrei raccontarle davvero un mucchio di quelle cose che vorrebbe sentirsi dire da una brava studentessa diligente. "Per il soggetto Antonio Canova si è ispirato alla favola di Apuleio, mentro lo spunto gli venne da una decorazione rinvenuta dai contemporanei scavi ercolanensi. L'opera risale al 1793 e rientra in quell'ambito particolare della produzione canoviana in cui l'artista va alla ricerca della Grazia, secondo quel concetto di grazia suggerito da Winckelmann, ovvero una grazia pura, del tutto opposta all'epidermica sensualità barocca. Una grazia squisitamente intellettuale, nella quale si ritrovano gli aspetti più leggiadri e sottilmente sensuali della realtà, i quali però, passati al vaglio della ragione, cessano di essere frammenti inerti per trasformarsi in vera Natura e Bellezza.. "


Bla bla bla.


Fosse per me, direi tutt'altre cose. Direi che questa è una delle mie opere preferite e che, guarda caso, A e P sono pure le iniziali del mio nome e cognome. Direi che i miei l'hanno vista per davvero al Louvre e che si sono stupiti, perchè pensavano fosse più grande. Io, invece, me la sono sempre immaginata così, di dimensioni contenute, raffinate, eleganti.. come raffinata e sopraffina è l'emozione che mi regala ogni volta che, sfogliando il mio librone di arte, me la ritrovo davanti e mi ci perdo per una manciata di secondi almeno. Pensando a cosa, esattamente, non lo so. Forse a quanto sia delicato quell'abbraccio, a quanto sia dolce lo sguardo di lui..assorto, sognante. E al totale, assoluto, profondo abbandono di lei in quelle braccia gentili ma forti, che sembrano dirle "io ci sono adesso, ma ci sarò anche dopo e poi per sempre". Ho anche provato ad immaginarli che volano via, insieme.. lui che sbatte le ali, si alza piano, la trascina via con sè.. il velo che cade e rimane lì, da solo, al Louvre, a coprire la loro assenza. Però mi sono anche detta che, forse, la loro forza sta proprio tutta in quell'abbraccio che ha resistito per più di 200 anni; magari, se si mettessero a scorazzare dappertutto, qualcosa potrebbe separarli e spezzare la magia che li lega. Il fatto è che quando trovi qualcuno che ti sa abbracciare in questo modo qui, non hai più bisogno di grandi giri e di grandi cose. Il mondo si apre proprio davanti ai tuoi occhi, in uno sguardo assorto e incantato come quello di un bambino che vede per la prima volta la neve cadere.


E poi, diciamocela tutta, se questi due bei figurini si mettessero sul serio a gironzolare per l'aere... io come diamine farei ad andare a Parigi a vederli???

sabato 13 settembre 2008

Zi-Etta.

Ed eccola di nuovo qua, la vostra carissima Etta.
Eccola in una prima giornata diversa dalle altre, forse per il tempo che oggi è scuro scuro, tutto imbronciato, e tira un vento fresco, che era un bel pezzo che non sentivo un'arietta così, qua a Imola. Pensavate fossi sparita come l'altra volta, vero? Beh in effetti in questo periodo di assenza vi immaginavo che venivate qua nel mio blogghettino e, non trovandomi, scossavate la testa in segno di rassegnazione. Egocentrica? Naaaaaa, solo che io vi ho pensato, dico per davvero, e allora mi faceva piacere pensare che anche voi pensavate a me.

Okay, bando alle ciance.

Io sto bene e questa, per la sottoscritta, è una condizione da prendere, incorniciare e proteggere come il più prezioso dei tesori. Neanche al Louvre esiste un sistema di allarme come quello che sto progettando io ultimamente per salvaguardare questo mio stato di benessere generale. I primissimi giorni pensavo fosse merito esclusivo della montagna, che ha sempre avuto un effetto toccasana su di me. Non che la cosa non mi basti, anzi, ma rendermi conto di essere riuscita a portare a casa una sottospecie di tavolozza con tutti i colori che solo lassù riesco a vedere.. beh, ecco, a me pare un piccolo miracolo. Perchè è una tavolozza speciale: i colori non si sono ancora seccati, sono vivi e freschi come li ho fotografati a 2000 e passa metri di altitudine. E il fatto che la sottoscritta, invece, stia letteralmente marcendo sui libri di arte non guasta assolutamente il suddetto magico idillio (a proposito di arte, ora capite la sublime metafora artistico-letteraria della tavolozza..mica pizza e fichi, voglio dire!!). Il punto è che la montagna, questa volta, è stata, a differenza di tutte le altre volte, un trampolino di lancio per un volo che adesso sto gestendo da sola.. stendendo e chiudendo le ali a seconda dei venti che incontro.. alternando la ricerca del coraggio necessario per buttarmi in picchiata, a quella della forza per risalire, sfidando la legge di gravità. Ma volo e questo è quello che conta.

Allora dico grazie. Non a me, sia chiaro. Va bene che sto facendo progressi notevoli, ma il traguardo di un'autostima diversa dallo zero è ancora molto lontano.
Dico grazie a questa estate agli sgoccioli che, comunque, porterò sempre nel cuore.

Dico grazie ai primissimi bagni al fiume in Giugno, a quelle giornate con partenza al mattino, tappa a Valsalva per due fette di pane toscano e prosciutto, sole in faccia per ore e ore, e risultato finale di pelle cioccolatosa verso sera.





Dico grazie a chi c'è stato, anche solo per una serata al cinema a sbellicarsi dalle risate oppure per una sagra di buonissimi garganelli al tartufo oppure ancora per un compleanno a sorpresa in bruschetteria.




Dico grazie a Venezia, nonostante il caldo umido e torrido di quel 28 luglio. Grazie alle sue calette e alle gondole costosissime, grazie alle panchine inesistenti che ci hanno permesso di improvvisare un indimenticabile pic-nic per terra, con contorno di piccioni (nel senso che ci giravano attorno in cerca di briciole, non che li abbiamo mangiati per contorno!!). Grazie ai luccichii sul mare al tramonto e alla facciata di S.Marco che finalmente ho potuto vedere interamente (prima o poi riuscirò anche ad entrarci, ma prima devo trovare un modo per bipassare la solita fila chilometrica).





E poi grazie alla montagna, che di cose da raccontare ce ne sarebbero troppe. Grazie ai torrenti e alle cascate d'acqua limpida e ghiacciata.. grazie alle rocce ripide e alle corde in ferro, alle quali Etta si avvinghiava per ben benino.






Grazie a certi paesaggi lunari, che non ti sembra possibile di essere in mezzo alle nuvole mentre il resto d'Italia se ne sta a boccheggiare e a farsi raccogliere col cucchiaino. Grazie a certi ghiaioni infiniti,tutti in discesa, che ti spaccano le ginocchia e ti fanno rimpiangere la salita.. ma poi incontri i soliti furboni tedeschi, con le loro inseparabili e scomode bacchettine da sci, che hanno pensato bene di fare il sentiero al contrario, tanto per facilitarsi la vita e digerire meglio il minestrone di wurstel ingurgitato al primo rifugio lungo la strada.





Grazie a loro, le panciutissime mucche che pascolano su prati di un verde stupendo e che senti in lontananza, per via di quei campanacci pesantissimi che spenzolano dai loro colli. Grazie per il loro latte fresco e genuino, che quando lo chiedi ai rifugi te lo portano in un bicchierone della Forst o in un calice di birra. Grazie per quegli enormi baffoni bianchi che ti rimangono tutt'intorno alla bocca dopo averlo bevuto.






E infine grazie, Gabri e Laura. Grazie perchè tra 8 mesi non sarò più, solamente, Etta. Sarò zi-Etta. E non sto davvero nella pelle.