mercoledì 6 agosto 2008

Un ricordo.


La mia tesi parlerà della Resistenza partigiana nella zona di Imola. E allora in questi giorni sto leggendo un mucchio di libri sul tema, alcuni sulla Resistenza in tutta Italia, altri sulla Resistenza nella regione Emilia-Romagna. Per farmi un'idea generale, prima di entrare nello specifico di queste mie colline qua. E allora tra questi libri c'è quello che sto leggendo proprio adesso, che è particolarmente bello ed emozionante, perchè quasi interamente basato su testimonianze orali di gente comune e di partigiani, di abitanti delle pianure o delle montagne e di combattenti che in quelle pianure e in quelle montagne si nascondevano e lottavano. Uno dei capitoli si intitola "La mutata quotidianità fra Marzabotto e Monzuno". Senza tanti fronzoli di contorno, ne voglio riportare qualche estratto e, in particolare, voglio trascrivere la testimonianza di Luisa Pellicciari, che all'epoca dei fatti narrati era solo una bambina.


"Si può dire che sia stata la situazione di emergenza ad innescare meccanismi capaci di trasformare e sgretolare le forme di una consolidata socialità. Il lento scorrimento della vita quotidiana con le feste e le tradizioni cadenzate in un tempo quasi immobile, subisce una traumatica lacerazione con l'occupazione subìta. Alcune piccole frazioni quasi scompaiono e ciò che rimane non è più come prima.
La perdita delle feste è il primo segnale di un'emergenza che lascerà effetti duraturi e la pace non potrà più ripristinare gli equilibri perduti. Le feste nelle zone rurali sono innanzitutto riti che sanciscono o confermano l'unione della comunità, ma nel conflitto che si sta sviluppando l'unione della comunità è minacciata, per quanto non si trovino che sparuti segnali della presenza di fascisti repubblicani in queste frazioni.
Durante la guerra non esiste festa e non esiste tregua. Il primo bombardamento del martoriato Vado, sul quale si possono contare 23 incursioni aeree, avviene il 18 maggio 1944, festa dell'ascensione. "Comparvero i vestiti nuovi (...), le donne avevano preparato i tortellini", ma il tempo molle e rilassato del giorno festivo subisce un traumatico quanto inaspettato scossone: la festa consuetudinaria diventa tragedia. Franceco Pirini aveva visto il padre avviarsi verso il paese prima del bombardamento e nel momento degli scoppi teme il peggio, difatti lo trova sulla strada colpito a morte.

(...) Anche ai bambini la guerra porta via le feste e restringe gli svaghi. Eppure l'innocente speranza fanciullesca non si stanca di immaginare, tra le macerie e gli eserciti occupanti, il ritorno della festa, pur nell'inevitabile e dolorosa presa di coscienza che le cose sono cambiate. Il brano che si riporta, tratto dalla testimonianza di Luisa Pellicciari, è un condensato di ingenuità, speranze e timori:

C'erano gli americani e avevano messo gli alberi di Natale e a tutti i bimbi avevano fatto i doni. E allora chiesero a mamma perchè non avevamo fatto i doni di Natale e allora mia mamma spiegò che per noi in Italia c'era la Befana a portare i doni. E gli raccontò insomma di questa vecchietta. La mamma mi aveva detto: - Guarda la Befana non può venire quest'anno perchè ha paura di volare in cielo. Capito? Ci sono i bombardamenti, gli aeroplani, come vuoi che faccia questa vecchietta, poverina che è a cavallo di una scopa. -
Allora io mi ero rassegnata a questa festa che sarebbe stata senza la Befana. Un giorno un soldato mi vede un po' triste, così, e allora mi chiede: Perchè sei triste? - Perchè non viene la Befana - (...) Questo soldato sparisce e dopo qualche giorno arriva con un baule di roba c'era cioccolato, cioccolatini, mandarini, le caramelle, le arance, tutte quelle cose che si usavano mettere nella calza, i colori e perfino una bottiglina di vinsanto. (...)
Il mattino della Befana io mi svegliai, ero una bimba sempre speranzosa che questa Befana fosse arrivata e dicevo - Però i bombardamenti si sono calmati, può darsi che arrivi.- E la mamma diceva: - Ma, spera. metti ben due o tre paia di calze, proviamo.
Allora io mi ricordo che misi tre calzettoni appesi in cantina che c'erano i chiodi per appendere i salami. (...) Alla mattina erano tutti pieni. Io non... c'è la felicità di una bambina, io penso che non ho mai provato una felicità come quel momento lì, perchè non aspettare niente e alla mattina trovarle queste calze piene di ogni ben di Dio. (...) Pensavo a uno scherzo e andai subito a controllare le mie vecchie cioccolate, erano intatte. (...) Questo soldato americano aveva fatto la felicità di una bambina. - Da me è arrivata la Befana - dicevo agli altri bambini.
- Ma come da noi non è arrivato niente. -
- Si vede che da me ci sono i soldati in casa e la Befana non ha avuto paura. -"

8 commenti:

JAENADA ha detto...

I bambini....I bambini palestinesi,nati in mezzo alla guerriglia,tra soldati e carrarmati occupanti.I bambini che lanciano pietre perchè non conoscono realtà diversa dalla lotta e dalla violenza.I bambini che imbracciano kalashnikov,l'unico strumento da cui ricavare rivalsa e rispetto.I bambini senza innocenza.

I bambini israeliani,i bambini di un paese rigoglioso sebbene incastonato nel deserto,dove invece di pace masticano tensione,terrore nei visi altrui e per osmosi nei propri.Dove tutto e tutti possono esplodere da un momento all'altro.

I bambini africani,smunti dalla fame,dall'indifferenza,dal profitto altrui.I bambini senza dignità e senza speranza,senza acqua e senza futuro.

........

I bambini altrui spesso non ci riguardano.

digito ergo sum ha detto...

non c'è niente da fare... voglio tornare bambino. e a guardarmi indietro, vorrei non essere mai cresciuto. gli occhi dei bambini, quelli sì, sono il posto migliore da cui guardare il mondo. perché l'innocenza, nell'anima, non la ammazzano neppure le bombe. ti abbraccio

2pa ha detto...

:)
come un piccolo gesto fatto anche senza attenzione può rimanerti o rimanere nella mente per secula seculorum.
adesso ai bambini di oggi neanche se gli metti sotto l'albero l'ultima playstation 4 turbo a reazione atomica e col gioco "III guerra mondiale ammazza chiunque a colpi di roncola e bazooka" son contenti...
che tristezza
del resto, come si fa a portare avanti dei valori del genere se non hai esempi in casa / nel paese che raccontano di ciò?
ps: vorrei poi tanto leggere la tua tesi, vista la mia passione per la storia dei nostri borghi! mi propongo come correttore di bozze :) metodo di pagamento: un piatto di cappelletti in brodo e sangiovese come se piovesse!

Etta ha detto...

*JAENADA:

A me riguardano eccome. Con questo post non volevo martirizzare i nostri, a discapito di tutti gli altri bimbi del mondo che hanno conosciuto e conoscono tutt'oggi la guerra. Solo, mi è capitata sta testimonianza sotto gli occhi e ho voluto condividerla.

*DIGITO:

In un'anima come la tua, Digito, non l'ammazzano nemmeno ora che sei adulto.
Abbraccio ricambiato.

*2PA:

Il metodo di pagamento mi garba assai (scusa, ogni tanto mi toscanizzo), ma, come dicevo anche sul tuo blog, preferirei riscuotere da me, onde evitare di trovare una cavalletta ceh fa wind-surf nel sangiovese (micca scema!!).

Mat ha detto...

ciao spippola,
è finalmente giunto di appendere gli abiti di lavoro pc compreso!
mi dedicherò anima e corpo alle vacanze al mio recupero psicofisco con la terapia del mare, del sole e dei drink sul lungomare!
un bacioneeeeeeeeeeeee
see u soon!

JAENADA ha detto...

Ettuccia,non volevo dir questo.Il tuo post mi ha semplicemente fatto pensare ai bambini del mondo che vivovno la guerra e la fame. E "altrui" era riferito ai bambini che non sono nostri figli.A quante attenzioni,cure,preoccupazioni (sacrosante) si rivolgono al sangue del nostro sangue mentre l'indifferenza regna sovrana (me compreso) per i milioni di bambini che soffrono nel mondo.Un pensiero certo un pò retorico,ma spontaneo.Tanto spontaneo da aver generato un equivoco.
Baci.

Etta ha detto...

* MAT:

Bella la terapia che stai x intraprendere, invidiabile. Goditela tutta, non tralasciare nulla, soprattutto i cocktails sul lungomare..ho sentito dire facciano miracoli :))))

* JAENADA:

Questi bei pensieri qui non sono mai retorici. Equivoco risolto. E tanti baci anche a te.

Q.I.-QUEENICE ha detto...

UN BACIO ETTA! BUONE FERIE! AH IL SISTEMA PER AVERLE VERE LE UNGHIE ESISTE!!! ;)