martedì 11 novembre 2008

La stanza era quasi al buio.


La stanza era quasi al buio. Mi ci addentrai per qualche passo, cercando di aguzzare la vista. A quel punto sentii che la porta si chiudeva alle mie spalle e, quando mi voltai, la bambina era sparita. Sentii scattare il meccanismo della serratura e seppi di essere chiuso dentro. Per un minuto rimasi lì, immobile. Lentamente gli occhi si abituarono alla penombra e i contorni della stanza si materializzarono intorno a me. Le pareti erano ricoperte di tela nera dal pavimento al soffitto. Su un lato si indovinava una serie di strani aggeggi che non avevo mai visto e che non fui in grado di decidere se mi paressero sinistri o tentatori. Un ampio letto circolare giaceva sotto una testiera simile a una grande ragnatela da cui pendevano due candelieri nei quali due ceri neri ardevano sprigionando quel profumo di cera che si annida nelle cappelle e nelle camere ardenti. Accanto al letto c'era una grata dal disegno sinuoso. Rabbrividii. Quel posto era identico alla camera da letto che avevo creato nella finzione per la mia ineffabile vampira Chloè e le sue avventure nei Misteri di Barcellona . C'era puzza di bruciato. Mi preparavo a cercare di forzare la porta quando mi accorsi di non essere solo. Mi fermai, raggelato. Un profilo si disegnava dietro la grata. Due occhi brillanti mi osservavano e riuscii a distinguere le dita bianche e affusolate, con lunghe unghie smaltate di nero, che spuntavano dai fori della grata. Deglutii.

"Chloè?" mormorai.

Era lei. La mia Chloè. L'operistica e insuperabile femme fatale dei miei racconti, in carne e lingerie. Aveva la pelle più candida che avessi mai visto, e i capelli neri e lucidi tagliati ad angolo retto le incorniciavano il viso. Le labbra sembravano dipinte di sangue fresco e nere aure d'ombra le circondavano gli occhi verdi. Aveva movenze feline, come se quel corpo attillato in un corsetto rilucente come squame fosse d'acqua e avesse imparato a prendersi gioco della gravità. La gola slanciata ed interminabile era circondata da un nastro di velluto scarlatto dal quale pendeva un crocifisso rovesciato. La osservai avvicinarsi lentamente, incapace perfino di respirare, gli occhi inchiodati a quelle gambe disegnate con tratto impossibile dentro calze di seta che probabilmente costavano più di quanto io guadagnassi in un anno e sostenute da scarpe a punta annodate alle caviglie con nastri di seta. In vita mia non avevo mai visto niente di così bello, nè di così terribile.

Mi lasciai condurre da quella creatura fino al letto, dove caddi, letteralmente, di culo. La luce delle candele accarezzava il profilo del suo corpo. Il mio volto e le mie labbra rimasero all'altezza del suo ventre nudo e senza nemmeno rendermi conto di quello che stavo facendo la baciai sotto l'ombelico e le sfiorai la pelle con la guancia. A quel punto mi ero dimenticato chi ero e dove mi trovavo. Lei si inginocchiò di fronte a me e mi prese la mano destra. Languida, come un gatto, mi leccò le dita a una a una, poi mi fissò e cominciò a spogliarmi. Volevo aiutarla, ma sorrise e allontanò le mie mani.
"Shhh."
Quando ebbe finito, si accostò al mio viso e mi leccò le labbra.
"Adesso tu. Spogliami. Piano. Molto piano."
Seppi allora di essere sopravvissuto a un'infanzia malaticcia e spiacevole solo per vivere quei secondi. La spogliai lentamente, sfogliandole la pelle finchè le restarono solo il nastro di velluto intorno alla gola e quelle calze nere del cui ricordo tanti poveracci come me avrebbero potuto vivere cent'anni.

"Accarezzami"mi sussurrò all'orecchio. "Gioca con me."

Accarezzai e baciai ogni centimetro della sua pelle come se volessi memorizzarlo per tutta la vita. Chloè non aveva fretta e rispondeva al tocco delle mie mani e delle mie labbra con leggeri gemiti che mi guidavano. Poi mi fece stendere sul letto e mi ricoprì con il suo corpo finchè sentii bruciare ogni poro. Le posai le mani sulla schiena e percorsi la linea miracolosa che segnava la sua colonna vertebrale. Il suo sguardo impenetrabile osservava il mio viso da pochi centimetri di distanza. Sentii che dovevo dirle qualcosa.
"Mi chiamo..."
"Shhhh."
Prima che potessi dire qualche altra stupidaggine, Chloè appoggiò le sue labbra sulle mie e, per un'ora, mi fece scomparire dal mondo. Consapevole della mia goffaggine, ma lasciandomi credere che non la notava, Chloè anticipava ogni mio movimento e guidava le mie mani lungo il suo corpo senza fretta nè pudore. Non c'era fastidio nè assenza nei suoi occhi. Si lasciava toccare e assaporare con infinita pazienza e con una tenerezza che mi fece dimenticare com'ero giunto fin lì. Quella notte, per il breve spazio di un'ora, imparai ogni piega della sua pelle come altri imparano le preghiere o le maledizioni. Più tardi, quando quasi non mi restava più fiato, Chloè mi lasciò appoggiare la testa sui suoi seni e mi accarezzò i capelli durante un lungo silenzio, fino a quando mi addormentai tra le sue braccia con la mano tra le sue cosce.
Tratto da "Il Gioco dell'Angelo"
di Carlos Ruiz Zafòn

13 commenti:

LaLa ha detto...

bellissimo blog.
tonrerò a trovarti.
:)

desaparecida ha detto...

L'ombra del vento...lo amo tantissimo per tanti motivi!
Scusa se nn leggo il tuo post...ma tra poco leggerò il libro....nn voglio anteprime!
Ma sto morendo di curiosità!
ti abbraccio mia cara!

digito ergo sum ha detto...

che, scomparire dal mondo, è uno sport salutare. da scomparire senza salutare, perché poi ritorni. ma tutto è un bel po' più bello.

un abbraccio

Dual ha detto...

Ciaooo!!!grazie per il tuo passaggio nel mio bloguzzo..Molto bella la foto bianco e nera.

Spippy ha detto...

LALA:

Grazie mille, passerò anch'io da te ;)

DESA:

L'ombra del vento a me manca, ma appena finito questo provvederò a colmare la lacuna.. se è piaciuto a Desa, qualcosa mi dice che garberà pure a me!!

DIGITO:

E io, come sempre, i tuoi abbracci me li prendo tutti :)

DUAL:

Grazie, a presto!!

ANNA ha detto...

Mi intriga questo racconto quasi quasi... :)

fratello vento ha detto...

è rilassante questo brano nel finale e mi fa pensare molto alla mia lei! brava! ottimo lavoro!

JAENADA ha detto...

-"A volte basta un attimo per dimenticare una vita. Altre volte non basta una vita per dimenticare un attimo."- Ho ripescato questo tuo commento ad un mio post del Marzo di quest'anno (perchè sia chiaro che io ti considero alla stregua di un oracolo le cui affermazioni vanno custodite come perle di saggezza da imprimere nella memoria) e l'ho associato,come il frutto di una continuità filologica,affettiva e un pò pindarica al passo che recita:"Seppi allora di essere sopravvissuto a un'infanzia malaticcia e spiacevole solo per vivere quei secondi."

Occhio,mia cara.Soppesa bene le parole.L'attenzione su ciò che profferisci è attenta e costante :)

Alberto ha detto...

Chi si rivede...
Ma perché sei scappata dalla vecchia casa e non mi hai più incluso nella tua combriccola? :-(

Un abbraccio esiliato :-)

Spippy ha detto...

ANNA:

Guarda, io sono alle prime pagine ma mi ha già preso tantissimo.. te lo consiglio davvero!

FRATELLO VENTO:

Ottimo lavoro? Magari l'avessi scritto io un pezzo così! I complimenti devi farli all'autore e, se ti ispira, consiglio anche a te la lettura di questo libro.

JAENADA:

Io sarò anche una gattina languida e ruffiana, ma anche tu non scherzi mio caro. Se c'è una cosa che letteralmente adoro e che mi fa impazzire, è quando qualcuno, quando meno me l'aspetto, dimostra di avermi letta/ascoltata con attenzione, tanto da ricordarsi una mia frase o un mio pensiero.

Grazie, di tutto cuore.

ALBERTO:

Alberto caro, ho appena letto il tuo commento e ti rispondo subito subito perchè ci tengo (poi con calma tornerò a leggerti): quando ho deciso di tornare sono andata subito a visitare tutti i vecchi blog amici, tra cui anche il tuo..ti ho lasciato un commento per dirti che Spippy c'era di nuovo ma non ho più ricevuto risposta..

Ora però sono tanto contenta di risentirti, provvedo subito a ri-darti il posto che meriti nella mia combriccola ;)

Come stai? Tutto bene?

Un baciottolo

fratello vento ha detto...

ti gho inserito tra i blog che seguo!! mi piace veenirti a trovare!

SCHIAVI O LIBERI? ha detto...

Hè...certe notti possono valere una vita.
Si è addormentato nei posti giusti però.
Ciao bel post.
Un abbraccio.

desaparecida ha detto...

allora poi a lettura fatta ci confrontiamo!
un bacio