".. E quando riaprì gli occhi vide Avram seduto di fronte a lei, con lo zaino appoggiato a una roccia, perso dentro di lei.Una volta, quando la osservava in quel modo, con quello sguardo, lei si metteva subito a nudo davanti a lui, perchè la scrutasse dentro, indisturbato. Non permetteva a nessuno di guardarla così, nemmeno a Ilan. Solo ad Avram dava questa possibilità, gliela dava, come in quell'espressione disgustosa. Gli dava tutta se stessa. Era stato così fin quasi dal primo momento in cui lo aveva conosciuto, perchè aveva la sensazione, la convinzione - bè, ancora con le tue convinzioni? Erano desideri, illusioni, ma non impari mai niente? - che dentro di lei ci fosse qualcosa, o qualcuno, che nemmeno lei conosceva bene, forse la solita Orah ma in una composizione diversa, più fedele alla sua natura, più precisa, meno vaga, alla quale Avram probabilmente sapeva come arrivare. Era l'unico che la conoscesse veramente e potesse fecondarla con lo sguardo, con la sua sola esistenza. Senza di lui lei semplicemente non esisteva, non aveva vita, quindi era sua, di diritto.
Era stato così a sedici anni, a diciannove, a ventidue. Orah distolse bruscamente lo sguardo. Temeva forse che Avram potesse ferirla lì, punirla per qualcosa, vendicarsi di lei in quel punto. O magari avrebbe scoperto che non c'era più niente dentro di lei, che la Orah che gli era appartenuta si era inaridita ed era morta insieme a ciò che si era inaridito ed era morto dentro di lui.
Sedevano in silenzio, metabolizzando ciò che era appena avvenuto. Orah si stringeva le ginocchia, diceva tra sè che non era più tanto accessibile e avvicinabile come un tempo, nemmeno a se stessa. Neppure lei si accostava più a quel punto dentro di sè. Probabilmente per via della vecchiaia, si disse (da un po' di tempo provava la strana ansia di proclamarsi vecchia, come se non avesse la pazienza di aspettare il sollievo della dichiarazione ufficiale del fallimento). E' così che funziona: gli esseri umani si separano da se stessi ancora prima che lo facciano gli altri, addolcendo il colpo che, in ogni caso, subiranno di lì a poco."
Tratto da "A un cerbiatto somiglia il mio amore"
di David Grossman
