domenica 25 maggio 2008

Inizio così.



Inizio così, con queste note. Ho capito che è arrivato il momento di dare più spazio a certi pensieri e allora avanti, vediamo un po' di lasciarli uscire. E allora ieri correvo e in cuffia passavano le parole di questa canzone e ho pensato a quando c'ero io sotto quella pioggia sporca. Ho pensato a quanto cazzo ci sono stata sotto quel diluvio, troppi giorni, troppi mesi. E non mi si venga a dire che pochi mesi non sono niente in confronto ad una vita intera, perchè la vita, se tutto va bene, è fatta di anni e gli anni, fino a prova contraria, sono fatti di mesi. Schiacciata in un angolo da un'evidenza così chiara da essere addirittura elementare, mi sono coperta gli occhi per non vedere, per non guardare. Mi ripetevo che dovevo lottare, che ne valeva la pena, che quel tutto che mi ero immaginata non poteva essere di colpo "solo quello". Mai come in quella fase della mia vita sono stata brava nel vedere il bello anche nelle piccole cose, nel mettere il segno "+" a giornate che di positivo avevano forse solo il sapore del caffèlatte caldo al mattino. Poi qualcosa si è spezzato ed anche il caffèlatte non c'è stato più. Poi lo schermo sul quale proiettavo senza sosta il mio film si è oscurato e il sipario si è chiuso. Quando si è riaperto, al posto dello schermo c'era un muro e io mi ci sono nascosta dietro. Non che il tempo si sia fermato, purtroppo non si è fermato, è andato avanti. Ha continuato a fare il suo dovere, è passato ma senza aspettarmi. E io lo sapevo che stava fuggendo via, perchè di tanto in tanto qualcosa riusciva ad oltrepassare il muro e a portarmi notizie dal mondo reale. Non saprei dire quante volte ho girato le spalle a ciò che sapevo di sapere, che sapevo mi avrebbe riportato in mezzo alla gente, alla voglia di ridere, alla voglia di esserci. Bè io quel muro ce l'ho davanti agli occhi ogni volta che ripenso al mio passato, ogni volta che una canzone mi prende per mano e mi riporta a certi momenti, a certe sensazioni, ogni volta che mi maledico per aver permesso a me stessa e agli altri di chiudermi a chiave in uno sgabuzzino buio. La mia paura più grande è di non riuscire a portare a termine l'obiettivo che mi sono prefissata: smantellare il muro mattone dopo mattone, anche a costo di raschiare via la calce con le unghie. E' una paura legata a certe reazioni che ancora oggi mi sorprendo ad avere quando mi imbatto in qualcosa che non mi va: chiusura a riccio, poca voglia di parlare, sclero pesante, esigenza assoluta di starmene per i fatti miei, impulso di punirmi anche quando, cazzo, non sono stata io a rubare la caramella di nascosto da mamma e papà. Poi però la paura un pò passa.. perchè penso che adesso il caffèlatte lo bevo di nuovo e, tra l'altro, mi sembra anche più buono di prima.

2 commenti:

Stefano ha detto...

ancora zero commenti? La tua foto, un paio di riflessioni femminii e vedrai che rapidamente tornerai ad abbattere il muro dei quaranta.....

L'intervistatore (Quando??).

Bk ha detto...

Così questo è il nuovo inizio?
Grazie per avermi cercato.
Bk